Disallineamenti...

L'altalena gioco da bambini che non conosce età, forse perché metafora della vita; in un momento ti sospinge in alto e ti fa sentire l'ebbrezza del vento e dell'altezza e poi ti riporta giù, in un andirivieni di emozioni e sensazioni. È un gioco che si può fare da soli, imparando a slanciarsi, ma che insegna, sin da bambini, la fiducia nell'Altro, in un totale abbandono a lasciarsi andare. Molto più appagante ed emozionante quando si ha accanto qualcuno con cui giocare, un compagno, una compagna; abbastanza vicino per toccarsi e abbastanza distante per non invadere il confine di soggettività. Confine che non va oltrepassato per non scoprire il segreto che ognuno porta dentro di sé. Cosa succede se però c'è un disallineamento di seduta? Il gioco perde slancio e tutto si complica.

Nati per vincere ( è il titolo di un famoso libro di analisi transazionale. ) E poi che succede? Sta proprio lì la differenza, in tutto quello che ci succede da quando veniamo al mondo in poi. Non sono tanto le esperienze che viviamo ma il colore con le quali le tinteggiamo. Ora ci sono persone che hanno tavolozze ricche di tanti colori e sfumature e poi c'è chi, invece, ha solo il bianco e il nero una dicotomia rigida che spinge spesso a stare male. il nero diventa il colore che il più delle volte si ritrovano ad utilizzare, anche perché dimenticano di avere con sé anche il bianco. La luce bianca attraversando un prisma grazie al principio della rifrazione si separa nei colori che la costituiscono generando un arcobaleno. Quel prisma è dentro di noi, a volte è solo necessario che qualcuno ci guidi a ritrovarlo. Aver vissuto in un mondo buio, per un lungo periodo, fa aver timore della luce. Ci si convince che serve molto tempo per ritrovarla. A volte, invece, basta creare il giusto varco per permettere alla luce di tornare a splendere dentro e riscaldare.

Vero o falso, giusto o sbagliato, buono o cattivo sono tutte dicotomie che non esistono perché prive di un fondamento assolutistico e universale. Eppure c'è chi vive credendo di conoscerne il significato profondo e unico. Crede di avere certezze di essere il detentore di un sapere. La nostra vita oscilla costantemente tra due poli contrastanti, come il movimento di un pendolo che si muove nel suo moto perpetuo da una parte a l'altra. Ciò che è vero in un momento può essere falso in un'altro. Una continua instabilità che crea movimento che genera Vita.

La nostra vita è fatta di relazioni, quando qualcuno ne entra il più delle volte in modo casuale, dovremmo iniziare a chiederci se sarà un contatto o incontro. La parola contatto ormai è abusata visto il dilagare dei social, ed effettivamente la maggior parte delle persone con le quali ci relazioniamo sono poco più che un contatto. Ecco la pregnanza della parola, con-tatto in rapporto con il nostro tatto, il senso che delimita il nostro corpo e la nostra anima che ci fa percepire ciò che è fuori di noi, tutto quel mondo che resterà al di là. Beh cosa ben diversa è un incontro lo dice la parola stessa. Formata dalla preposizione in e da contro questa parola vivifica quello che succede. Quando l'altro è in-contro ci entra dentro e spesso va contro tutto ciò che siamo stati sino a quel momento, ci lascia segno ci trasforma perché scardina convinzioni, valori , idee mettendo in discussione quello che la nostra idea di Noi stessi. Gli incontri a differenza dei contatti richiedono cura, attenzione e un continuo e certosino labor limae proprio perché resteranno e diventeranno compagni di viaggio e come canta de Gregori " due buoni compagni di viaggio non dovrebbero perdersi mai. "

Nella parola fine la duplice valenza di limite e scopo. La fine come limite può essere per qualcuno difficile da segnare proprio perché si vorrebbe una vita senza limite, senza confine; poiché definire ciò che lasciare dentro e quello che tenere fuori dalla propria vita richiama alla responsabilità. Ormai però sembra diffondersi un principio di indeterminazione, una pervasività, un commistione tra il pubblico e privato. Si è raggiungibili e reperibili a tutte le ore in una illusoria relazione di contatto. Neanche dal lavoro si riesce a staccare, la reperibilità è insita in ogni impiego e tutto questo si è insinuato in modo così subdolo nelle nostre vite che nessuno si è realmente accorto della fine che abbiamo fatto. Riuscire a ritrovare il proprio fine per dare autenticità e unicità alla propria vita.

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